per una Endocrinologia 2.0
 


Come definire lo status della vitamina 25OHD: aspetti metodologici (laboratorio) e clinici [VDBP, free 25OHD, bioavailable 25(OH)D]

Federica Saponaro, Filomena Cetani e Claudio Marcocci

Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale Università di Pisa

La vitamina D è a tutti gli effetti un ormone con molteplici effetti sia a livello scheletrico che extra-scheletrico (sistema nervoso, immunitario, cardiovascolare). La principale controversia nella ricerca in questo ambito è rappresentata dalla definizione dello “stato” vitaminico D dell’individuo.
Attualmente il migliore biomarcatore dello stato vitaminico D è considerato la 25OHvitamina D (25OHD) sierica totale (D2+D3). Essa infatti presenta un’emivita relativamente lunga (2-3 settimane), viene prodotta dalla idrossilazione epatica senza controllo ormonale, il suo incremento dopo supplementazione orale si riflette nella risoluzione del quadro clinico (rachitismo/osteomalacia). Tuttavia, il consenso non è unanime sui livelli ottimali di 25OHD, che garantiscano la salute scheletrica e non. Secondo le indicazioni dell’Institute of Medicine (IOM), i livelli ottimali di 25OHD sierica dovrebbero essere superiori a ≥20 ng/ml; per l’Endocrine Society (ES) superiori a 30 ng/ml. Inoltre, alcuni autori propongono livelli superiori a 40 ng/ml, come adeguati ad ottenere positivi effetti extrascheletrici.
La mancanza di accordo sui valori soglia , nasce dall’assenza di un metodo di dosaggio unico e standardizzato per la 25OHD e per i suoi numerosi metaboliti, da alcuni proposti come parte integrante del pannello di valutazione dello stato vitaminico D (“vitamin D panel”).
I dosaggi immunometrici della 25OHD, hanno contribuito alla variabilità delle misurazioni poiché presentano affinità diversa per la 25OHD2 e D3 (possibile sottostima 25OHD totale), bassa specificità ed accuratezza, elevato effetto matrice. Più recentemente la spettrometria di massa è stata proposta come “gold standard” per l’elevata sensibilità, specificità ed accuratezza e la possibilità di analizzare simultaneamente più metaboliti del “vitamin D panel”. Grazie a questo metodo altamente affidabile, è nato nel 2010 il Vitamin D Standardization Program (VDSP) con lo scopo di creare un sistema di riferimento internazionale, garantire la calibrazione in base al riferimento dei dosaggi commerciali e dei singoli laboratori ed infine verificare l’armonizzazione dei dosaggi. Il VDSP ha creato dei protocolli di
standardizzazione per la ricerca futura, ma anche per rivedere retrospettivamente i dati della letteratura.
Il ruolo degli altri componenti del “vitamin D panel” rimane da definire, ma anche per essi risulta di prioritaria importanza un programma di standardizzazione dei dosaggi. Tra i vari metaboliti, la ricerca sta valutando con interesse la 3 epi25OHD, la 1,25(OH)2D e la 24R,25(OH)2D. Inoltre, recentemente è stata rivista l’importanza del dosaggio della vitamina D libera o non legata alle proteine (“free VitD”), che rifletterebbe la quota attiva come ormone. La 25OHD è prevalentemente (85%) legata alla Vitamin D Binding Protein (DBP), mentre la quota libera è <1%. Il dosaggio della free VitD è difficile e può essere diretto o indiretto. Il metodo diretto ad oggi disponibile è un ELISA, ma i dati di accuratezza e precisione non sono ancora disponibili. Un altro metodo per determinare la free VitD è ricavare la quota libera dopo determinazione della DBP, che ad oggi è possibile sia con metodi immunometrici che con LC-MS/MS.
La corretta determinazione dello stato vitaminico D ha importanti ricadute sulla diagnosi e terapia del rachitismo, che ancora rappresenta una malattia attuale in determinate popolazioni, e dell’osteomalacia nella popolazione anziana e non.

 

Riferimenti Bibliografici  

  1. Bouillon R. Comparative analysis of nutritional guidelines for vitamin D. Nat Rev Endocrinol 2017;13(8):466-479.
  2. Institute of Medicine (US) Committee to Review Dietary Reference Intakes for Vitamin D and Calcium. Dietary Reference Intakes for Calcium and Vitamin D. Ross AC, Taylor CL, Yaktine AL, Del Valle HB, editors. Washington, DC: National Academies Press. 2011.
  3. Bischoff-Ferrari HA1, Willett WC, Orav EJ, Lips P, Meunier PJ, Lyons RA, Flicker L, Wark J, Jackson RD, Cauley JA, Meyer HE, Pfeifer M, Sanders KM, Stähelin HB, Theiler R, Dawson-Hughes B. A pooled analysis of vitamin D dose requirements for fracture prevention. N Engl J Med. 2012 Jul 5;367(1):40-9.

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