per una Endocrinologia 2.0
 


Utilità e limiti dei biomarcatori nella diagnosi e nella gestione clinica dei NET

Andrea Sansone1, Francesco Romanelli1, Marialuisa Appetecchia2

1Dipartimento di Medicina Sperimentale, Sezione di Fisiopatologia Medica, Scienza dell’Alimentazione e Endocrinologia, Sapienza Università di Roma, Roma, Italia
2Unità di Endocrinologia Oncologica, IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena-IFO, Roma, Italia

Autore corrispondente: francesco.romanelli@uniroma1.it


Introduzione
I tumori neuroendocrini (NET) rappresentano spesso una sfida per il clinico. Questi tumori in molti casi producono e secernono sostanze che possono contribuire al fenotipo “clinico” della malattia (tabella 1) e che possono essere dosate nei liquidi organici, fungendo così da biomarcatori utili sia nella diagnosi che nel follow-up [1]. Tali marcatori si distinguono fra aspecifici, comuni a più neoplasie, e specifici per alcuni tumori [2, 3]

Marcatori aspecifici
I marcatori aspecifici includono la Cromogranina A (CgA), l’enolasi neurone-specifica (NSE), il polipeptide pancreatico (PP), la gonadotropina corionica umana (hCG) e l’α-fetoproteina (AFP).

La CgA è il marcatore più spesso usato in pratica clinica, avendo buona sensibilità; tuttavia, la bassa specificità ne impedisce l’uso come strumento di screening. Falsi positivi per la CgA sono comuni nei soggetti affetti da gastrite atrofica o in terapia con inibitori di pompa (IPP). Circa il 30-50% dei NET, soprattutto indifferenziati, secerne NSE; il dosaggio è tuttavia poco specifico e sensibile. Il dosaggio di NSE è quindi consigliato solo in associazione a CgA per aumentarne l’attendibilità; stesso discorso vale per il PP. hCG e AFP, sebbene generalmente marcatori di neoplasia testicolare, possono trovare uso anche come marcatori aspecifici.

Marcatori specifici
I marcatori specifici, come suggerisce il nome, sono invece prodotti esclusivamente da alcune neoplasie. La serotonina è il principale prodotto del carcinoide: tale peptide non è però comunemente usato come biomarcatore per le notevoli fluttuazioni nell’arco della giornata e la variabilità individuale, ed è quindi preferibile ricorrere al dosaggio dell’acido 5-idrossi-indolacetico nelle urine delle 24 ore. I gastrinomi presentano ipersecrezione di gastrina: tuttavia, molte condizioni, come la gastrite atrofica e l’uso cronico di IPP, inducono ipergastrinemia. La sospensione del
trattamento con IPP spesso non è indicata: in tali casi, il ricorso a test da stimolo con secretina, calcio gluconato o glucagone permette di evitare falsi positivi.

L’insulina è il biomarcatore dell’insulinoma, che clinicamente si manifesta con la triade di Whipple - sintomi di ipoglicemia, valori glicemici inferiori a 50 mg/dl e risoluzione della sintomatologia dopo assunzione di glucosio. Il gold standard per la diagnosi è dato dal dosaggio dell’insulina dopo digiuno prolungato (fino a 72 ore), cui seguire test da stimolo con glucagone in caso di risposta dubbia. Il glucagonoma, spesso caratterizzato da eritema necrolitico migrante, diabete mellito e perdita di peso, presenta iperproduzione di glucagone. La somatostatina e il VIP (peptide intestinale vasoattivo) sono rispettivamente biomarcatori del somatostatinoma e del VIPoma, tumori spesso indolenti che diventano clinicamente evidenti solo tardivamente con la comparsa di metastasi. Diabete mellito, colelitiasi e diarrea sono sintomi aspecifici del somatostatinoma; il VIPoma si presenta talora con diarrea acquosa, ipokaliemia e acloridria (sindrome di Verner-Morrison).

I marcatori non devono essere considerati strumenti di screening, ma in caso di sospetto rappresentano il primo e più agevole strumento a disposizione del clinico; inoltre, il loro dosaggio nel follow-up consente di avere informazioni dettagliate sulla progressione di malattia o sulla risposta alle terapie. Tuttavia la presenza di numerosi fattori confondenti deve essere sempre tenuta in considerazione nella valutazione clinica (e “critica”) dei risultati di laboratorio (Tabella 2).
 
Tabella 1. Caratteristiche cliniche dei tumori neuroendocrini gastro-entero-pancreatici e relativi biomarcatori. Adattato da [1].
Tabella1

Tabella 2. Fattori confondenti nell’analisi di laboratorio dei biomarcatori di NET. Adattato da [1].
Tabella2

Conflitti di interesse Gli autori dichiarano di non avere conflitti di interesse
Consenso informato Lo studio presentato in questo articolo non ha richiesto sperimentazione umana
Studi sugli animali Gli autori di questo articolo non hanno eseguito studi sugli animali

Riferimenti Bibliografici  
  1. Sansone A, Lauretta R, Vottari S, Chiefari A, Barnabei A, Romanelli F, Appetecchia M (2019)Specific and Non-Specific Biomarkers in Neuroendocrine Gastroenteropancreatic Tumors. Cancers (Basel), 11(8). pii: E1113. doi: 10.3390/cancers11081113. Review.
  2. Eriksson B, Oberg K, Stridsberg M (2000) Tumor markers in neuroendocrine tumors. Digestion, 62 Suppl 1(1):33-38.
  3. Hofland J, Zandee WT, de Herder WW (2018) Role of biomarker tests for diagnosis of neuroendocrine tumours. Nat Rev Endocrinol, 14(11):656-669.

Scarica Articolo PDF

 


 


 
 
 
Copyright © 2020 | SICS S.r.l. - Via Boncompagni 16 - 00187 Roma | Partita IVA: 07639150965 - Tel. +39 06 89272802